PERGOLESI FESTIVAL DI PRIMAVERA: TRADIZIONE E INNOVAZIONE PER CELEBRARE IL GENIO
Il Festival dedicato al compositore marchigiano a Jesi dal 4 al 13 giugno
Il destino non chiede mai il “permesso” per fare certe cose, non avverte, senza preavviso agisce e ci lascia impotenti: non ci resta che raccontare, provare ad immeginare come sarebbe andata e ricordare. Ci viene in mente quando pensiamo a quegli artisti andati via troppo prematuramente, come è successo a Giovan Battista Pergolesi: aveva 26 anni (ahinoi) quando il destino decise per lui che era giunto il momento che lasciasse questa terra.
Di tutti i geni, di tutte le storie a metà fra la leggenda e la realtà che si raccontano intorno agli artisti scomparsi prematuramente, il suo caso è forse il più emblematico. E mai come in nessun altro caso (forse solo per Schubert, mancato a 31 anni) rimane il rammarico per tutto quello che non è stato, per tutto ciò che non è riuscito a scrivere, a creare, a realizzare: perché gli ultimi suoi lavori erano senz’altro quelli di un genio, erano senz’altro una “musica nuova”, drammatica, maestosa, malinconica e intensa come mai si era ascoltato fino ad allora. Mozart, nonostante ci abbia lasciato a soli 34 anni, aveva "espresso" il suo genio pienamente: se fosse vissuto più a lungo ci avrebbe “travolto” senz'altro con mille altri capolavori, ma la sua opera ha qualcosa di "compiuto", il suo arco creativo è completo.
Il genio di Pergolesi comunque, in pochi anni di attività compositiva, ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica: nell’opera, con i meravigliosi Intermezzi come “La serva padrona” e “O frate ‘nnammurat”; nella musica strumentale e nella musica sacra, con i celebri “Salve Regina” e “Stabat Mater”, cui lavorò fino al giorno della morte per tubercolosi.
La sua musica è celebrata ogni anno a Jesi, sua città natale, dalla Fondazione Pergolesi Spontini: in questi giorni, dal 4 al 13 giugno, è in corso il Pergolesi Festival di Primavera, che proporrà 2 titoli operistici del compositore marchigiano di rara esecuzione. Una celebrazione ancora più solenne quest’anno, poiché ricorrono i 300 anni dalla nascita di Pergolesi: e quale modo migliore per celebrare un “compleanno” così se non innovando e portando la modernità nel Festival? Ed ecco che alle viole da gamba si affianca il touch-screen.
La tecnologia touch, infatti, farà la sua apparizione al Festival: permetterà, attraverso il sistema appositamente ideato "myKoiné", di visualizzare i sottotitoli dell'opera, in contemporanea con la rappresentazione, sul display di un piccolo apparecchio. L'occasione per la presentazione della nuova tecnologia è stata quella della prima rappresentazione de "Il Flaminio", ultima opera di Pergolesi prima della sua morte. L’altra opera in programma per l'edizione di quest'anno è l'Adriano in Siria.
Il Festival metterà insieme, dunque, nuove tecnologie e la tradizione esecutiva di sempre, fatta di studi musicologici e dell'utilizzo, sempre interessante, di strumenti originali per le esecuzioni dei capolavori del genio di Pergolesi. Un artista straordinario, che ci ha lasciato un’eredità talmente preziosa per tutti noi che continuiamo a celebrarlo dopo 300 anni: ed in fondo è l’unica vera "arma" che ci rimane perché la fragile ma meravigliosa natura umana sopravviva ai capricci del il destino.