64° FESTIVAL DI LOCARNO: "BEIRUT HOTEL"
Incontro con Danielle Arbid e Colette Abboud-Scatton, rispettivamente regista e protagonista del film in concorso
Una storia ambientata a Beirut e che mischia amore, desiderio, intrigo, violenza e paura.
E’ quella raccontata da Danielle Arbid, regista libanese naturalizzata francese, in “Beirut Hotel”, presentato nel Concorso Internazionale del 64° Festival di Locarno.
Noi di MilanoFestival l’abbiamo incontrata, insieme all’attrice protagonista Colette Abboud-Scatton...
Com’è nato "Beirut Hotel"?
Danielle Arbid: "Vivo in Francia da 20 anni, ma avendo origini libanesi ci torno spesso. E' proprio da questi miei soggiorni, o meglio dalle sensazioni che li caratterizzano, che è nato il progetto del film. Ogni volta che mi trovo in Libano, infatti, vengo colta da una sorta di paroia che mi porta a fare cose tipo cambiare 4 volte albergo. Chi ci abita ormai è abituato a convivere con la guerra e la paura, con una violenza subdola sempre pronta ad esplode e con senso di precarietà. Ed è proprio su quest'ultimo, che è ciò che si prova anche all'inizio di una storia d'amore, che ho costruito la trama. Ho creato un ponte di collegamento tra lo status generale e la situazione vissuta dai due protagonisti".
Colette, cosa ci dice invece di Zoha?
Colette Abboud-Scatton: "Ho lavorato sul personaggio insieme a Danielle. Abbiamo pensato che dovesse essere la tipica donna albanese, ma determinata a non rinunciare nè alla sua voglia di amare nè al suo sogno di fare musica, cosa non facile soprattutto considerando i numerosi paletti messi in un paese come il Libano. Poi per poter cantare come Zoha ho dovuto prendere lezioni per 4 mesi, come se avessi dovuto realizzare realmente un album. Ho dovuto anche mettermi a studiare francese. Insomma, per me è stata davvero una bella sfida".
In questo film c’è molta sensualità...
Danielle Arbid: "La sensualità è direttamente proporzionale alla paura. In Libano si lotta per la vita e tutto diventa tutto più veloce: l’urgenza porta a vivere tutto più intensamente e con passionalità".
Avete avuto dei problemi di natura politica per la realizzazione di "Beirut Hotel"?
Danielle Arbid: "La politica fa parte del nostro quotidiano e per girare è necessario un permesso dell’ufficio censura. Quest’ultimo ha letto più volte la nostra sceneggiatura e ci hanno rivolto numerosissime domande. Per loro era fondamentale che, su temi politici, non venissero fatti nomi. Alla fine abbiamo avuto il permesso poco prima di iniziare le riprese".