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INTERVISTE

63° FESTIVAL DI LOCARNO: "LE PETITE CHAMBRE"

Stéphanie Chuat e Véronique Reymond ci parlano del loro film, uno dei più belli e delicati del festival

Siamo nella Svizzera francese. Rose è una giovane infermiera a domicilio, tornata al lavoro dopo il trauma di aver perso un figlio.
La ragazza, ogni giorno, si occupa di diversi anziani, ma c’è uno con cui si crea un feeling particolare: il suo nome è Edmond e sta per essere messo in una casa di riposo dal figlio, prossimo al trasferimento negli Stati Uniti.

E’ sulla bellissima amicizia tra Rose ed Edmond che si muovono delicatamente i fili della trama di "Le Petite Chambre", uno dei film migliori del "Concorso Internazionale" di questa 63° edizione del Festival film di Locarno (e speriamo che abbia qualche riconoscimento).
Noi di MilanoFestival abbiamo incontrato le registe Stéphanie Chuat e Véronique Reymond, insieme all’attrice protagonista Florence Loiret


Come nasce "Le Petite Chambre"?

Stéphanie Chuat e Véronique Reymond: "Tutto è nato da un concorso indetto 4 anni fa dalla tv svizzera, in cui si richiedeva il soggetto per un film che potesse interessare la Svizzera romanza. La prima idea che ci è venuta è quella del rapporto tra l’anziano e l’infermiera, la questione del neonato perso è stata inserita in un secondo momento."


Il film, tra le altre cose, ci mostra anche uno spaccato del mondo delle case di riposo svizzere…

Stéphanie Chuat e Véronique Reymond: "Quella che vedete nel film è una molto borghese, che conosciamo per motivi personali, ma non sono tutte così. Comunque il nostro intento non era quello di parlare delle case di riposo, bensì far emergere il problema dell’identità, ovvero chi siamo ora e chi saremo una volta invecchiati, quando inizieremo a sentirci un peso della società."


Nella narrazione si alternano toni diversi…

Stéphanie Chuat e Véronique Reymond: "Si, il tono si modifica man mano che cambia il legame tra Rose ed Edmond. Il bello è che lei non lo tratta come un malato, il loro è un rapporto tra adulti che porta con sé dell’empatia. Più si è empatici e più si diventa ironici. Poi quando emergono i sentimenti e le fragilità il tono si fa più intimista."

Florence Loiret: "Mentre cercavo di entrare nel personaggio di Rose pensavo al fatto che ognuno di noi ha qualche segreto e, una volta rotto il ghiaccio, è più facile uscire dalla propria solitudine. Prima di girare ho seguito un’infermiera nel suo lavoro quotidiano e mi sono resa conto che ci sono diverse storie simili a quella di Edmond."


Com’è stato lavorare con Michel Bouquet?

Florence Loiret: "Ho costruito con lui un ottimo rapporto, anche perché è un grande attore oltre che una persona molto vivace. Sul set ci è capitato diverse volte di scherzare e di fare cose bizzarre come correre con la carrozzella."

Stéphanie Chuat e Véronique Reymond: "Quando gli abbiamo mandato la sceneggiatura, eravamo convinte che non avrebbe mai accettato essendo molto impegnato in teatro e invece, a sorpresa, gli è piaciuta a ci ha dato fiducia. Si è fatto dirigere da noi, nonostante i suoi 67/68 anni di carriera alle spalle. Lui è stato anche in grado di darci delle cose di Edmond che erano sfuggite persino a noi. Comunque una cosa è certa: abbiamo avuto delle Ferrari (e non parliamo solo di Michel, ma anche degli altri attori) e noi siamo state ben felici di guidarle."

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Autore: Laura Frigerio
12/08/2010 - 0.57.00
 
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63° Festival di Locarno: "Le Petite Chambre"
Foto: 63° Festival di Locarno: "Le Petite Chambre"
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