63° FESTIVAL DI LOCARNO: "CURLING"
Denis Côté e Sophie Desmarais ci raccontano uno dei film più intriganti in concorso
Siamo nel Québec. Jean-François Sauvageau è un uomo abituato a passare inosservato. Non è quindi un caso che abiti, con la figlia dodicenne Julyvonne, in una modesta casa della lontana periferia.
Un giorno la ragazzina, camminando nei dintorni, fa una scoperta terrificante che però non sa definire. Una volta tornata a casa non dice nulla al padre, il quale sembra preferire dedicare tempo alla sua confidente Isabelle piuttosto che alla figlia. Una sera però Jean-François si ferma nell’oscurità incontrando anche lui l’orrore.
Questa in breve la trama di "Curling" , film del regista canadese Denis Côté, in gara nel "Concorso Internazionale" del 63° Festival del film Locarno.
Noi di MilanoFestival abbiamo l’abbiamo incontrato insieme all’attrice Sophie Desmarais, che nel film interpreta Isabelle…
Da dove ha preso l’idea per questo film?
Denis Côté: "Indubbiamente mi ha molto condizionato la notizia, di qualche tempo fa, del ritrovamento di cadaveri in un campo di mais. Poi, per quando riguarda le problematiche legate al rapporto padre-figlia, non ho avuto un’ispirazione particolare, anche perché non sono padre e quindi non c’è nulla di autobiografico. Una cosa che però tengo a sottolineare è che, quella raccontata, non è affatto una storia su degli emarginati, ma su persone vicine alla civiltà. Lo scopo del film è avvicinarli sempre di più alla società normale, gli eventi morbosi sono usati paradossalmente per far vedere anche a loro la luce dei vivi. Ho usato la morte per andare verso la vita e non il contrario: è un po’ come una favola."
Come mai l’ha intitolato "Curling"?
Denis Côté: "Lo trovavo particolarmente rappresentativo, in quanto il curling è l’elemento positivo della vita del protagonista, ciò che lo fa uscire dal suo ordinario."
Ci parla del modo in cui ha scelto di rappresentare l’orrore e la violenza?
Denis Côté: "Il film ha una violenza sorda, psicologica ed è per questo che non ci sono primi piani sui cadaveri e via dicendo. Ho cercato di piazzare il film sul piano dello sguardo."
Cosa ci dice invece del ruolo del padre, giocato sul paradosso?
Denis Côté: "Lui cerca di proteggerla attraverso delle regole, ma poi la lascia da sola. E’ convinto che lei non troverà mai l’orrore e invece lo scopre a un km da casa. La piccola cresce, diventa adolescente, proprio grazie ai cadaveri nella neve."
A proposito di neve, in questo film c’è molta natura. Come mai?
Denis Côté: "Il cinema canadese usa spesso i suoi paesaggi naturali, in quanto belli e al tempo stesso ostili. In questo caso poi la scenografia è da inquadrare dal punto di vista psicologico e deve dialogare con i personaggi. E’ un elemento con cui si deve vivere ed è per questo che spesso è la natura stessa a parlare."
Sophie, cosa ci dice di Isabella?
Sophie Desmarais: "E’ una ragazza che si apre agli altri e che, ad un certo punto, è chiamata a scoprire il mistero. Rimane sempre un po’ ambigua, ma non si capisce se lo fa per seduzione o gentilezza."
Per questo ruolo ha dovuto giocare molto con il look…
Sophie Desmarais: "Si, prima mi hanno tolto le sopracciglia e poi mi hanno fatto indossare parrucche diverse, usando inoltre un trucco piuttosto pesante. Non mi riconoscevo e continuavo a chiedermi se sarei riuscita a recitare con questi volti nuovi."