67° MOSTRA DI VENEZIA: VARIAZIONI ITALIANE
Molti e diversi tra loro i film italiani finora visti al festival
Questa 67° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia pare strizzare l’occhio al cinema italiano: sono molte, infatti, le pellicole presentate nei primi giorni nelle varie sezioni.
La prima che abbiamo visto noi di MilanoFestival è stata “L’amore buio” (Giornate degli Autori) di Antonio Capuano.
Protagonisti 2 adolescenti che si ritrovano a vivere delle esperienze tremendamente dolorose: la violenza sessuale e il carcere. Il regista, come suo solito, ci regala un film scarno e senza troppi sensazionalismi, ma stavolta manca quel coinvolgimento emotivo a cui ci ha abituato.
Che sia “colpa” dei giovani attori, forse un po’ troppo “acerbi” per dei ruoli così impegnativi?
Primo italiano in Concorso è invece Ascanio Celestini, al suo esordio dietro la macchina da presa con “La pecora nera”.
“Questo non vuole essere un film di denuncia, perché non si concentra troppo sui lati negativi dei manicomi. Tende piuttosto a sottolineare quanto sia criminale anche solo l’idea di pensare che qualcuno possa decidere della libertà di un altro. Io credo che se c’è una speranza la si trova nell’individuo, non nella società.” - dichiara l'attore-regista.
Direttamente dalla sezione Controcampo arriva invece “I baci mai dati”, il nuovo film di Roberta Torre, che così viene descritto dalla regista:
“E’ una storia totalmente inventata. Volevo che fosse una sorta di favola, con dei risvolti crudi.”
Al centro la storia (raccontata con il consueto stile “pop-art oriented” della regista) di una ragazzina, Manuela, che si inventa la capacità di far miracoli.
Nel cast, oltre a Giuseppe Fiorello, anche Donatella Finocchiaro e Piera Degli Esposti.
A regalarci, in Concorso, una bella commedia è Carlo Mazzacurati con “La passione”.
Silvio Orlando interpreta un regista che vive, da ben 5 anni, una forte crisi artistica. In Toscana per risolvere dei problemi legati alla sua seconda casa, si ritrova costretto a dirigere la sacra rappresentazione della Passione di Cristo in un paesino sperduto. Questo mentre da Roma arrivano pressioni per un nuovo soggetto, per accontentare una star capricciosa.
Riuscirà a portarsi a casa qualche premio? Considerando il genere sembra un’impresa difficile.
E’ arrivato poi il momento di uno dei titoli più attesi, in quanto potenziale portatore di polemiche: stiamo parlando di “Vallanzasca – Gli angeli del male” di Michele Placido.
Noi di MilanoFestival l’abbiamo già messo in cima alle nostre preferenze. Il motivo? Beh in realtà ce n’è più di uno: in primis troviamo l’interpretazione di Kim Rossi Stuart perfetta; la narrazione si sviluppa senza eccessiva pesantezza, nonostante lo spaccato di storia raccontata; la fotografia rispecchia i “colori” delle vicende; ottima la scelta delle musiche, anche decontestualizzate dal periodo.
Peccato che sia Fuori Concorso.
Applausi per “Noi Credevamo”, che segna il ritorno di Mario Martone. Più che un film una fiction, sia per il linguaggio che per il minutaggio (204 min).
Ve lo diciamo subito: a noi non è piaciuto per niente. Perché? Non ci ha preso e pensiamo che di film sul Risorgimento ne abbiamo già fatti fin troppi. Che dire poi dei personaggi: totalmente anomini. Neanche un grande attore come Luigi Lo Cascio riesce a salvarlo.
Ma a quanto pare la nostra è una voce fuori dal coro e qui si parla già di Leone d’Oro (de gustibus).
Vere “chicche” arrivano invece dalle Giornate degli Autori.
Tre titoli su tutti: “Tarda estate” di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani, che si nutre di cultura e mood giapponese; il documentario “Cielo senza terra” di Giovanni Maderna e Sara Pozzoli; “Et in terra pax” di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, un raffinato pugno nello stomaco che ci ha emozionato tantissimo.
Questo il nostro “bilancio tricolore” della prima parte di festival.
Continuate a seguirci e scoprirete molto altro!