Dal Vietnam una storia dove il dolore è coniugato soprattutto al femminile
Una giovane prostituta viene aggredita da un gruppo di donne del paesino in cui vive. D'altra parte per loro lei rappresenta il disonore. Ma la vita è dura quando si è sole e si deve sopravvivere. La donna riesce miracolosamente a sfuggire al loro attacco brutale e a salire sulla barca di un pescatore.
E' ferita e perde i sensi. Al suo risveglio trova 2 ragazzini che si stanno premurosamente occupando di lei: si tratta dei figli del pescatore che, non avendo una figura materna (la madre se n'è andata quando erano molto piccoli), si legano subito a lei. E anche il burbero padre, tormentato da un passato doloroso, riuscirà ad uscire lentamente dal suo guscio. Ma una quotidianità fatta di povertà e violenza sporcherà quei contorni che iniziavano a diventare rosa.
“Floating Lives”, presentato in anteprima europea alla 13° edizione del Far East Film, è una pellicola vietnamita diretta da Nguyen Phan Quang Binh. Una storia che arriva come un pugno nello stomaco, nonostante i numerosi momenti di malinconia e dolcezza. Un quadro dolorosissimo, che mostra una quotidianità dove le donne vengono considerate mera merce di scambio. Un film importante e che fa riflettere, ma che al tempo stesso si poteva risparmiare alcune scelte stilistiche e narrative.
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