63° FESTIVAL DI LOCARNO: "AARDVARK"
Presentata l'opera prima di Kitao Sakurai, tra i "Cineasti del presente"
Alzarsi la mattina senza poter vedere la luce del sole e muoversi nell’oscurità non deve essere facile, ma Larry Lewis ha deciso di non perdersi più d’animo e di prendere in mano la sua vita.
Dopo essere caduto nel tunnel dell’alcol, ora sta ben attento a mantenersi sulla "retta via" e, per fortificare sia il corpo che la mente, inizia a prendere lezioni di Jiu Jitsu, una disciplina di arti marziali giapponesi, che porta avanti discretamente nonostante la sua cecità.
Il suo istruttore, Darren, è un tipo simpatico e i due non ci mettono molto a fare amicizia. Il loro rapporto con il tempo si fortifica, ma alcuni aspetti di Darren rimangono per Larry ancora nascosti.
Verranno a galla quando troverà il ragazzo morto e si metterà alla ricerca del suo assassino.
“Aardvark”, in concorso nella sezione “Cineasti del presente” alla 63° edizione del Festival del film di Locarno, è l’opera prima di Kitao Sakurai, regista giapponese di nascita e newyorkese d’adozione.
Nonostante si tratti di un esordio, ci troviamo di fronte ad film con diversi pregi e pochi difetti.
I personaggi sono ben costruiti; la fotografia privilegia colori che riflettono non solo il mood della storia, ma anche quelli di coloro che la animano; la colonna sonora scandisce e sottolinea i momenti più importanti; i dialoghi sono essenziali.
Ed è proprio qui che riscontriamo un eccesso nel "non dire": non mettere, a livello narrativo, tutte le carte in tavola non è un male, ma in questo caso qualcuna in più sarebbe stata utile per non lasciare così tanti interrogativi allo spettatore.
Una curiosità: pare che il film si ispiri in parte alla vera vita dell’attore protagonista Larry I. Lewis jr.