TORINO FILM FESTIVAL, IL PIŁ AMATO DAI CINEFILI 'DOC'
La rassegna, in programma dal 13 al 21 novembre, trova, quest'anno, la direzione di Gianni Amelio
Nella cornice di un’affollatissima Casa del Cinema di Roma, si è tenuta la presentazione della 27° edizione del Torino Film Festival (TFF). La grande novità di quest’edizione è indubbiamente la direzione di Gianni Amelio, dopo il biennio segnato dalla grande visibilità data all’evento piemontese dalla "guida" di Nanni Moretti.
Accompagnato dal vicedirettore Emanuela Martini, da molti anni la vera “anima” della manifestazione, nonché da Massimo Causo, responsabile della 'sezione Onde', Amelio ha spiegato di aver visionato personalmente non meno di 600 pellicole, tra quelle individuate come potenziali partecipanti al TFF, che avrà luogo dal 13 al 21 Novembre. La scelta del film è stata curata da un team di lavoro comprendente Luca Andreotti, Caterina Renzi, Davide Oberto, Emiliano Morreale, Marì Alberione, Pier Maria Bocchi, Barbara Grespi e Federico Pedroni.
Il TFF resta una rassegna dedicata ad autori ai loro primi lavori e che non abbiano riscontrato un successo "di massa" al botteghino. In qualche caso eccezionale arriva a includere registi al loro terzo lavoro. Proprio questa vocazione alla scoperta, implica un'operosissima ricerca, che vede impegnati i selezionatori nel setacciare pellicole spesso assolutamente inedite, o che hanno partecipato ad altri festival di taglio simile.
Proprio per questa ragione il TFF costituisce, unitamente a quello di Locarno, una sorta di "asse", che permette di portare alla luce nuovi talenti, da un lato, e di allevare una generazione di nuovi critici, spesso poi destinati a incarichi di rilievo nelle maggiori manifestazioni a livello continentale, a partire dalla Mostra del Cinema di Venezia.
Proprio la rigorosità critica, l’apertura e lo spazio dedicato alla documentaristica, a nuovi metraggi e formati, unitamente all’assenza assoluta di mondanità, fanno del TFF l’evento più atteso per chi segue in Italia l’evoluzione e la storia del linguaggio cinematografico.
Il biennio morettino da questo punto di vista ha indubbiamente concentrato sulla rassegna un’attenzione mediatica sconosciuta in precedenza. Ma la forza di Moretti e ora del suo successore Amelio è proprio quella di non aver snaturato la "palestra torinese".
Abbiamo imparato, in edizioni più o meno recenti, ad apprezzare in tal senso appuntamenti che ormai costituiscono i punti di forza del TFF, a partire dalla ricchezza straordinaria delle 'retrospettive', quest’anno dedicate a 2 cineasti quali Nicholas Ray e Nagisa Oshima.
A cui si aggiunge un’altra presenza straordinaria, quella di Francis Ford Coppola, che presenterà in anteprima italiana il suo nuovo film, "Tetro (Segreti di Famiglia)", ma anche "Scarpette Rosse", la pietra miliare del 1948 a cui Tetro è ispirato, e "Rusty il Selvaggio", il film cult che Coppola ha diretto nel 1983.
Nell’occasione, Coppola ritirerà anche il Gran Premio Torino, assegnato alla sua casa di produzione, l’American Zoetrope, per il contributo al rinnovamento dell’industria cinematografica statunitense. Il medesimo riconoscimento andrà a Emir Kusturica, per la qualità inventiva dei suoi film e per la trascinante originalità del suo stile. Durante la manifestazione verrà in tal senso proiettata la versione integrale di "Underground", della durata di ben 6 ore.
Queste proiezioni costituiscono il "piatto forte" di una delle novità torinesi di quest’anno, denominata “Festa Mobile”, che costituirà una sorta di percorso straordinariamente dinamico tra le varie sezioni del TFF (tra le quali per esempio: anteprime attese, classici, film sperimentali, documentari) passando da uno schermo all’altro, seguendo le suggestioni dei due percorsi tematici individuati dall’organizzazione, “Figure nel paesaggio”, che indica i film costruiti secondo uno schema narrativo di finzione, e “Paesaggio con figure”, che si concentra invece su lunghi, medi e corto-metraggi dedicati alla presa diretta della realtà.
È il cinema che una volta avremmo chiamato documentaristico e che invece oggi si arricchisce di linguaggi differenti, costruendo nuovi rapporti di mediazione e interconnessione tra fiction e verità.
Quello della “nuova fluidità del cinema” è d’altronde uno dei paradigmi dell’evento torinese. A partire dalla 'sezione Onde', che propone una lettura trasversale della "settima arte", che passa dagli sperimentalismi d’annata di Ken Jacobs a quelli del giovane filmmaker belga Nicolas Provost, ma tocca territori diversi, come il Ga-nime, la nuova frontiera dell’animation giapponese, che unisce pittura, musica, cartoon e videogame, o le figure del già celebre Pedro Costa, o del più "sotterraneo" cineasta malese James Lee, di cui si potrà vedere lo straordinario noir "Call if you need me".
E sempre dalle parti della crime story, la sezione “Rapporto Confidenziale” permetterà di scoprire il talento di Nicolas Winding Refn, autore hard boiled influenzato dalle letture di Hubert Selby jr. e da pellicole statunitensi come "Mean Streets" e "Taxy Driver", e frequentatore di uno stile "nervoso", cupo, segnato da un laconico sense of humour.
Tra le altre sezioni, ricordiamo “Italiana.Doc”, concorso riservato a lungometraggi documentari, “Italiana.Corti”, e “Figli e Amanti”, evento nell’evento, con cui si è chiesto a sei registi italiani (Bellocchio, Ferrario, Garrone, Martone, Zanasi e Sorrentino) di indicare una pellicola fondamentale per la loro formazione. La scelta è caduta rispettivamente su "Giuseppe Verdi" di Carmine Gallone, "Il Processo" di Orson Welles, "Io la conoscevo bene" di Antonio Pietrangeli, "Ricordi della casa gialla" di Joao Cesar Monteiro ed "Effetto Notte" di Francois Truffaut.
Ricordiamo infine che il TFF si contraddistingue per la proposizione di molte formule di abbonamento. C’è l’abbonamento intero, a 75 euro; l'abbonamento agli spettacoli dalle ore 9:00 alle ore 19:00, a 30 euro; il pass giornaliero a 8 euro, valevole per la medesima fascia oraria. Il biglietto singolo infine è di 7 euro.